Cloè 2018 Abbazia San Giorgio

€.26.90

Produttore: Abbazia San Giorgio

Regione: Sicilia

Vitigno: Nerello Mascalese (da suolo vulcanico tendenzialmente sciolto, povero di sostanza organica, ben dotato di micro elementi)

Gradazione: 12,5% vol

Formato: 0,75L

Vinificazione: la lavorazione del Cloè inizia generalmente nella seconda decade di settembre quando si vendimmiano le uve che hanno raggiunto la maturazione desiderata. I grappoli selezionati e recisi vengono trasportati in cassette in catina dove avviene la diraspatura e la pigiatura. La fermentazione avviene spontaneamente ad opera di lieviti indigeni all´interno di vasche di acciaio. La macerazione si protrae per pochi giorni. Durante la lavorazione non si effettua alcuna correzione o aggiunta di altre sostanze, neanche anidride solforosa.

Affinamento: in parte nei silos di acciaio ed in parte in botti di castagno. In entrambi i casi il vino vi sosta per circa 6 mesi

Temperatura di servizio: 11-13° C

Bottiglie Prodotte: 2.000 

Abbazia San Giorgio

Abbazia San Giorgio si trova a Pantelleria e nasce per mano di Battista Belvisi, coltivatore, viticoltore, cantiniere ed enologo.

Tre e ettari e mezzo situati a Khamma, nella parte sud orientale dell’isola. Spezzettati in minuscoli corpi, a circa 300 mt. sul livello del mare con età media di 60 anni, sono allevati a zibibbo per i due terzi della superficie, mentre la restante parte è coltivata a Pignatello, qui conosciuto con in nome di “Nostrale”, Carignano e Nerello Mascalese.

Le viti sono allevate ad alberello, con il tipico sistema pantesco, quello recentemente riconosciuto dall’Unesco patrimonio “immateriale” dell’umanità. La resa è ridicola, 30 quintali per ettaro..

Tutte le vigne sono condotte in biologico con uso di pratiche biodinamiche. La lotta alle piante infestanti ed ai parassiti è condotta con mezzi agronomici, senza antiparassitari, crittogamici né altro tipo di prodotto chimico. Non si effettuano concimazioni di alcun tipo, né con concimi chimici, né concimi organici. A fine inverno si interrano le erbe spontanee.
In cantina, la fermentazione si avvia da sola ad opera dei lieviti indigeni, e non viene utilizzato nessun tipo di coadiuvante e di additivo.

Un ultimo dettaglio: durante i passaggi di trasformazione non si utilizza nemmeno l’anidride solforosa. Niente solfiti aggiunti in tutti i vini.