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Ca di Cò, Marzabotto, Bologna

Al di là del Fiume

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15000 bottiglie in cantina

Specialità: Vino bianco macerato

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Azienda giovane che si trova nella bellissima zona del parco naturale del monte Sole a Marzabotto in provincia di Bologna.

Danila e Gabriele, gestiscono oggi i 27 ettari di terra di cui 4 a vigneto, di cui è composta l'azienda. Uva, grani antichi, frutteti e orto, gestiti con grande passione e un amore che si tocca con mano.

Solo vitigni autoctoni ed una lavorazione naturale con l'utilizzo di anfore e lunghe macerazioni, che vuol essere insieme: garanzia di qualità e un omaggio alla storia di questi luoghi.

Una storia di famiglia.

Tutto nasce dal nonno e dal padre di Gabriele, che lavoravano questa terra in località “Ca di Cò” (Casa di sopra) in qualità di mezzadri tantissimi anni fa.

Danila e Gabriele facevano altri lavori, ma quando si è presentata l’occasione di comprare questo podere, non se la sono fatta scappare: “pensammo che fosse dignitoso per la nostra storia chiudere quel cerchio, per noi e per i nostri figli”.

Quando sono entrati non era rimasto granché, i 27 ettari presenti erano in stato di abbandono e incolti, la vigna espiantata nonostante fosse storica e qualitativamente molto importante, l’attuale cantina e osteria un rudere.

Inizia così un gran lavoro di ricerca, studio e ristrutturazione. Gli anziani del posto raccontavano che alla Ca di Có si producevano vini da Barbera ed Albana, di assoluta qualità “i migliori della valle del Reno” dicevano. E così il primissimo ettaro è stato piantato con queste 2 varietà.

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Campo e cantina, la filosofia.

Il percorso era solo all’inizio: la ricerca dei migliori vitigni da utilizzare in azienda ha portato alla scelta dei solo vitigni autoctoni di zona e all’estensione attuale di 4 ettari (con ancora 6000 metri da piantare) in cui si sono aggiunti: Pignoletto, Montuni, Negretto e Alionza, sul quale c’è il progetto ambizioso di una vinificazione in purezza.

La filosofia e le pratiche sono quelle della biodinamica, applicate in modo molto rigoroso. In campo come in cantina le operazioni si svolgono per preservare la naturalità del processo; da un lato fornendo alla pianta tutti gli strumenti necessari alla propria autoregolazione, e valorizzazione massima, dall’altro con l’utilizzo dell’anfora di terracotta, che si è rivelata fondamentale sia per l’Albana che per la Barbera, le cui espressioni massime si trovano nel “Fricandó” e nel “Dagamò”.

È stata dura. Soprattutto perché il primo anno, il 2014, l’anno del difficile passaggio a questa attività, una grandinata ci distrusse completamente. Non vendemmiammo nulla, ma capimmo quanto fosse necessario accettare l’idea che, per quanti sforzi si facciano, siamo un pezzetto di qualcosa di molto più grande di noi e per questo sia saggio abbandonare ogni illusione di controllo.

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