Sfumature e dettagli, la verticale del Picchio di Podere Erica

Il racconto di una degustazione speciale in compagnia di Marco Giordano, enologo di Podere Erica.
A cura di Roberto Moradei

Talento cristallino
È un giovedì mattina di inizio dicembre, freddo, vento e un cielo terso bellissimo. Mentre viaggiamo, direzione Podere Erica, ripenso a tutte le volte che siamo stati a trovare Marco Giordano, il giovane talentuoso enologo che gestisce la tenuta. Con Marco condividiamo un’amicizia nata tra i banchi del corso di viticoltura ed enologia all’università di Firenze, io perenne fuori corso, Marco sempre in pari con gli esami, un ciuffo biondo sbarazzino, occhi di ghiaccio e l’immancabile sorriso.
Nel cuore del Chianti
Podere Erica è una piccola tenuta vicino al borgo di Olena nel comune di Barberino Tavarnelle, la zona è quella del chianti classico fiorentino, siamo abbastanza vicini a Castellina in chianti, una zona dove ancora la ripartizione rurale tra vigna e bosco è ancora in equilibrio, colline verdi che sembrano disegnate con vigne dove ancora il sesto d’impianto dominante è il cordone speronato di infinita tradizione.
Scendiamo dalla macchina, la giornata è davvero splendida, il sole di fine autunno splende sulle vigne che si snodano attorno a casa e cantina.
Le Vigne
Gli appezzamenti si dividono in due: il primo piantato nel 2009 si sviluppa dalla cantina in direzione est fino al bosco, mentre a nord è delimitato dall’oliveta di proprietà. Quello più recente si sviluppa tra il bosco a nord e la casa padronale del podere, circa mezzo ettaro diviso in tre terrazzamenti. È incredibile notare come nonostante la vicinanza tra le vigne, le differenze del terreno siano così importanti: nella vigna “vecchia” c’è predominanza di argilla, dove il Sangiovese si esprime con i tratti di profondità, potenza e ricchezza gustativa, quella più giovane presenta un terreno più sciolto, ciottoloso, con predominanza di galestro e pietra forte. Qui la coltivazione è resa difficile dalla tendenza del suolo ad “asciugarsi” velocemente nei periodi vegetativi più caldi, con il rischio di stress idrico per le piante, ma i vini sono più snelli, leggeri e vivaci nei profumi.
C’è ancora un’altra vigna a nord al di là della cresta della collina più fresca e ventilata, completamente immersa nel bosco. Qui le varietà a bacca bianca trovano il loro habitat perfetto.

In cantina avviene la magia
Dopo un breve giro in vigna entriamo in cantina per assaggiare i giovanissimi 2024 e degustare le annate più vecchie che sono ancora in affinamento. Da tenere d’occhio specialmente la selezione di Sangiovese 2024, un assaggio da vasca di cemento che ci ha particolarmente colpito per la capacità espressiva che si riusciva a cogliere nettamente, sotto un tannino giustamente molto irrequieto vista la gioventù del vino. Ne parleremo nei prossimi anni!
Usciamo dalla cantina e ci dirigiamo nella bellissima sala degustazione della struttura principale dove ci attende sul grande tavolo di legno il vero motivo della visita di oggi: la verticale del “Picchio”, il vino di punta dell’azienda, dall’annata 2015 alla 2019, quella attualmente in commercio.


Si cresce con l’osservazione
Il Picchio è frutto di una piccola selezione di Sangiovese, proveniente dalla zona più in alto della vigna vecchia, quella posta al limitare del bosco.
Con palpabile emozione Marco si racconta:” È per me significativo assaggiare queste bottiglie tutte insieme, è l’espressione tangibile di un percorso che dal vino si riflette in una crescita prima di tutto personale. Il vino cambia negli anni come cambiamo noi, si evolve, cresce come cresce l’azienda”.
Marco versa la 2019 nei bicchieri: “Anche il metodo di selezione dell’uva è cambiato. Nel corso del tempo ho imparato a scegliere i grappoli con più cura, sono migliorato nell’osservazione.”
Ci rendiamo conto che siamo arrivati ad un nodo fondamentale per la narrazione di questi vini e Marco prima di lasciarci all’assaggio ci tiene ad approfondire: “ Lo spirito di osservazione è fondamentale, anzi essenziale nel lavoro che facciamo.” Il vino intanto a contatto con l’ossigeno, inizia a sprigionare tutto il suo profumo. “Quando diamo da mangiare ai nostri maiali li osservo (in azienda è presente anche un allevamenti semi-brado di maiali razza Mangalitza ndr), quando passeggiano nel bosco mi prendo del tempo per osservarli, con il tempo ho imparato a capire le loro esigenze, se manifestano qualche sofferenza e non solo. Con le piante è la stessa cosa, le osservo al mattino e alla sera e capisco le differenze nel passare dei giorni, questo è il centro di tutto. Non tutti gli anni si lavora nella stessa maniera, l’approccio è sostanzialmente dinamico, un piccolo cambiamento che è frutto dell’osservazione, può portare dei risultati sostanzialmente diversi, tanto nella pianta quanto poi nel vino.”

La voglia di assaggiare adesso è tanta, quel liquido color rubino così brillante e vivo ha un effetto ipnotico e sembra dire: “bevimi!”. Proviamo a metterci anche noi in uno spirito di apertura ed osservazione in questa degustazione per scoprire a ritroso nel tempo, l’evoluzione del Picchio di Podere Erica.
La Verticale
Un paio di note prima di cominciare: tutti i vini sono frutto di una fermentazione spontanea di una selezione di Sangiovese, con macerazione prolungata sulle bucce tra i 70 e i 90 giorni con il 50% dei raspi. Il grado alcolico è per tutte le annate di 14,5% Vol. ad eccezione della 2016 dove il grado è di 14% Vol. L’affinamento in botti piccole di rovere è di almeno 18 mesi. Nella lavorazione è concettualmente vicino ad una riserva.
Picchio 2019, l’evoluzione:
All'assaggio ha un naso complesso di frutta matura e sotto spirito, tabacco dolce e liquirizia, è presente una leggera nota volatile che ne aumenta la verticalità.
“È un’annata che mi è piaciuta molto perchè ha dato verticalità grazie all’acidità ai tannini fini ed una buona beva”
Vino irrequieto, ancora giovane, con una nota verde interessante. In bocca è salato, spigliato di grande carattere, nel bicchiere si affina e si allarga arrivando a note di frutta dolce. Nervoso, con una tensione continua, un vino con un lungo potenziale d'invecchiamento.
“Con la 2019 stiamo pian piano arrivando alla mia idea di Picchio. Con una buona finezza ed eleganza ma sempre con una bella spalla e struttura. Ogni anno che passa, con la ’19 sono 11 gli anni che la vigna è stata piantata, le radici iniziano ad esplorare con più profondità ed infatti si avverte una complessità maggiore”

Picchio 2018, l’eleganza:
“La 2018 è stata un’annata più calda e meno piovosa rispetto alla 2019. Il risultato è un vino che ci ha stupito.”
Sicuramente meno potente ed esuberante della 2019, ma è l'eleganza la cifra stilistica di questo vino. All'assaggio ha una buona morbidezza, con note a naso floreali, fruttate di ciliegia matura ed un tocco metallico.
“Il primo assaggio può confondere, con un vino che sembra stanco o poco espressivo, ma quando inizia a dialogare con l’ossigeno tira fuori tutto il suo spessore fatto di struttura e balsamicità”
In bocca sembra ovattato, ma è il sottofondo salato a mantenere accesi i recettori sulla lingua, poi arrivano note di inchiostro, ciliegia sottospirito, sottobosco. Vino nel complesso austero, di buon tannino ed una chiusura asciutta. Altro grande vino, espressione di un'annata molto interessante.
Picchio 2017, la sorpresa:
“La 2017 ce la ricordiamo tutti. Un’estate caldissima dove ha piovuto molto poco. In vendemmia i grappoli erano ridotti alla grandezza di un pugno della mano, con acini piccoli molto concentrati.
Il problema fu che le piante per lo stress bloccarono il processo di maturazione del frutto, per questo si raccolse in anticipo, con rese molto basse”
All'assaggio è stato il vino che forse ci ha colpito di più. All'inizio sembra avere una doppia anima: da un lato morbido, caldo, maturo, dall'altro note verdi di foglia di pomodoro e sedano ed un tannino ancora scalpitante.
Vino poliedrico e stravagante che nel corso del tempo e degli affinamenti ha dovuto trovare il suo equilibrio e lo ha trovato alla grande.
Colore vivo ed intenso, amarena in sciroppo, nota minerale pronunciata con tannino e freschezza invidiabile. Bellissimo.
“Vado molto fiero di questo vino figlio di una grande difficoltà, che alla fine riesce a mantenere un’invidiabile freschezza e stabilità. Lavorare con rispetto significa anche fidarsi della propria materia prima e quando si riesce, i risultati si vedono!”

Picchio 2016, l’equilibrio:
Quest’annata, rispetto alla vulcanica 2019 e alla pazza 2017, trova la sua armonia fin dal primo sorso.
“Mi ricordo un’estate né troppo fresca, né troppo calda. Piovve molto tra giugno e luglio ma l’agosto fu torrido ed assolato. Alla fine l’annata risultò abbastanza concentrata con vini morbidi, succosi, piacevoli”
Raffinato ed equilibrato è un vino giunto nella sua piena maturità evidenziata all'assaggio da note di frutti rossi maturi e mora, sentori balsamici, frutta secca e in generale una buona ampiezza in bocca. Acidità e tannino donano una chiusura asciutta e materica. In generale un assaggio che potrei definire completo, un vino “intero” senza acuti o spigoli ma con un lungo caldo sorso che lascia una sensazione di totale appagamento. La forza tradizionale del Sangiovese del Chianti.
“Dopo 3 giorni dall'apertura stupisce ancora per la profondità aromatica: nota terrosa, rabarbaro, liquirizia. Semplicemente lunghissimo.”
Picchio 2015, la classicità:
Avvicino il bicchiere, dentro c’è un vino di quasi 9 anni suonati che si presenta ancora solare con note fruttate molto vivide, una freschezza incredibile data da un'acidità pura che farà proseguire il viaggio di questo vino ancora molti anni.
“Quando arrivò quell’estate così calda, asciutta e siccitosa ero fortemente preoccupato per le mie piante. Avevano solo 5 anni ed erano in stress da settimane, le radici ancora troppo superficiali per riuscire a prendere umidità dal terreno. Pensavo di dover rimandare il progetto Picchio ancora di un anno, quando un pomeriggio di fine luglio ci fu “la sorpresa”.
Precisamente il 25 luglio arrivò un forte temporale estivo, di grande intensità. Pioggia mista a grandine che mi fece temere il peggio, ma alla fine i benefici superarono di gran lunga i pochi danni sui grappoli. L’annata non fu solo in salvo ma i grappoli arrivarono ad una maturazione perfetta”
La passione che Marco trasmette è tangibile, assaggio questo vino del “miracolo” con grande curiosità e azzerando le aspettative.
Il naso è molto "classico" anche grazie all'uso dei legni nuovi e di secondo passaggio (furono acquistati infatti tra il 2014 e il 2015). Note di ciliegia e prugna matura, di vaniglia e pepe nero. In bocca tornano i frutti a bacca rossa, note di tabacco, affumicatura e arancia matura. In generale un vino rotondo, tannico e complesso, che non stanca mai!
Quando la maturità del frutto si sposa perfettamente con una beva ancora dritta e fresca, nasce una magia difficilmente ripetibile. Mi farebbe piacere riassaggiare questo vino tra 10 anni. Son sicuro che sarebbe ancora lì, in equilibrio con la perfezione.

Finiamo la degustazione con un disegno molto chiaro in mente: tutti i vini assaggiati dimostrano grande precisione, pulizia ed una certa “predisposizione al genio” data dall’approccio al lavoro e allo stile di Marco.
Sono vini che raccontano una visione personale ed intima di questa zona di Chianti ed un percorso di evoluzione che sa lasciare il segno.
Per vostra fortuna, abbiamo creato una winebox con le 5 annate degustate, pochissime bottiglie disponibili!
ROSSO
ROSATO
BIANCO
BIANCO
DOLCE
SPUMANTI
CHAMPAGNE
ROSSO
ROSATO
BIANCO 
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