Educarsi alla Sensibilità | La visita a Casina di Burchio

Nel cuore del Casentino, a ridosso dell'appennino tosco-emiliano, sognando il Rodano.
A cura di Roberto Moradei

Vino e Musica. Un binomio perfetto.
Balmorhea (BAL-mə-RAY) è una parola che ai più non dirà niente, mi raccomando non ditelo ai 479 abitanti dell’omonima cittadina del ridente stato americano del Texas. Balmorhea però è anche il nome di un gruppo musicale fondato nel 2006 guarda caso ad Austin (Texas) il cui nucleo principale è composto da Rob Lowe e Michael Muller due artisti polistrumentisti altamente talentuosi, a cui negli anni si sono aggiunti vari musicisti.
La loro musica si potrebbe descrivere come post-rock orchestrale, ma in realtà è un bel melting pot con influenze che spaziano dal folk, alla musica classica, al jazz, all'ambient con una punta electro-minimal. I loro pezzi sono un crescendo costante, un'onda di bellezza che ti raggiunge con un sound evocativo o meglio ancora cinematografico.
Ma non dovevamo parlare di vino?
Giusto, ma siamo pur sempre su Rollingwine! Andiamo con ordine.
Casina di Burchio è un piccolo Borghetto a est di Bibbiena, appena sotto il paese nel cuore del Casentino. Una vigna di appena 1,5 ha di Syrah e in minor parte Viogner, circondata da boschi e prati a maggese, in una condizione di isolamento agricolo invidiabile.
Vignaioli giovanissimi
Oggi sono Francesca e Filippo che guidano il progetto enologico, due ragazzi molto giovani, con le idee chiare ed un palato educatissimo. L’idea nasce nel 2009 con Franco, il padre di Francesca, dalla sua passione per il vino ed in particolare per la valle del Rodano. L’intuizione vincente è stata quella di capire le analogie e connessioni tra due terroir così distanti ma simili per il clima e la composizione del terreno, quanto basta per scegliere i due cloni francesi per la vigna.
Nel 2015 viene piantata la seconda parte della vigna e Francesca, una laurea in scienze agrarie, si avvicina in azienda portando le sue idee condivise e rilanciate da Filippo che si lega al progetto nel 2020.
Sintetizzando, il loro credo si fonde su tre pilastri: lavorazioni biologiche in campo, fermentazioni spontanee in cantina, lunghi affinamenti dei vini per avere dei prodotti completi ed equilibrati, capaci di esprimere nel bicchiere tutte le potenzialità del territorio.

Grande attenzione in ogni fase
Durante la visita emerge forte dai ragazzi un generale senso di attenzione a tutte le fasi di lavorazione, voglia di capire, migliorarsi nel seno di un percorso che ha ancora da compiersi totalmente, ma che corre su un binario bene preciso, dove i presupposti sono grande curiosità e voglia di sperimentare.
“Qual è la cosa a cui tenete di più nel processo produttivo? Ovvero, c’è una fase che più di altre secondo voi influenza il risultato finale?” Chiediamo.
“La fermentazione sicuramente!” risponde Francesca senza esitare. “C’è la vigna ovviamente con tutte le sue lavorazioni, dove l’attenzione dev’essere massima, però la fermentazione è il momento più delicato, perché è un tempo in cui cui l’uva è “influenzabile”,è fragile! Basta uno sbalzo di temperatura e si arresta il processo, quello per cui hai lavorato un anno intero. Sono giorni in cui stai sempre in cantina per vedere quello che succede!”


Ed è proprio la cantina che ci ha colpito, un luogo dove la cura e l’attenzione è percepibile a prima vista, dalla distribuzione dei vasi vinari, alla pulizia di tutte le strumentazioni, niente di asettico per carità, anzi! Nella loro idea il vino deve riuscire ad evolvere, per esprimere tutto il suo potenziale senza influenze esterne che possono comprometterne l’espressione autentica.
Domanda di grande attualità
La domanda allora sorge spontanea: “Il vostro modo di produrre è chiaro: fermentazioni spontanee, lavorazione non invasive. Vi sentite rappresentati dalla definizione di vino naturale? Come chiamereste il vostro vino?”
“Direi vino artigianale, più che naturale.” Afferma Francesca con un sorriso “A volte l’idea di vino naturale è accompagnata al concetto di vino “abbandonato”, cioè se prendo una botte e la lascio lì, ad esempio senza nessun controllo delle camere d’aria, senza utilizzo di SO2 se dovesse servire, non ci piace questa idea. Noi facciamo tante analisi, interveniamo con riabbocchi, controlli delle acidità etc.” Continua Filippo “Avere tante attenzioni per lasciarlo più naturale possibile, è questo il vero focus! Va seguito, va curato, solo così può esprimersi liberamente e veramente nel bicchiere.”
“Per questo anche poniamo tanta attenzione agli affinamenti! Siamo in una zona tosta, qui fino a poco tempo fa l’uva stentava ad arrivare a maturazione, quest’argilla sassosa inoltre sviluppa un tannino incredibile soprattutto nel Syrah e necessita di tanto tempo per ammorbidirsi." Riprende Francesca "Siamo giovani come azienda e uscire prima con i vini sarebbe per noi funzionale, ma non sarebbero espressione del territorio, il varietale prenderebbe il sopravvento sul terroir. Ci vogliono tre anni di maturazione, questo è quello che la nostra esperienza ci ha detto fino ad adesso”.

Un angolo di paradiso
Usciti dalla cantina, ci accoglie un bellissimo sole di maggio e mentre ci avviciniamo al tavolo di degustazione, l’occhio torna a visitare la piccola valle su cui si affaccia il vigneto, sullo sfondo a nord-ovest il monte della Verna che da il nome al Syrah, a scendere poi una serie ininterrotta di faggete e boschi di latifoglie. Un panorama fantastico, interrotto dal verde acceso dei prati sul fondo valle, piccoli orti e la vigna di Casina di Burchio.

La Degustazione
Torniamo ai Balmorhea. Sono la colonna sonora perfetta per questa visita in cantina. Con la loro musica creano paesaggi sonori ricchi e stratificati, che uniscono idee e texture diverse in uno stile unico, difficile da incasellare.
Così come l’assaggio di questi vini, l’ascolto di un album come “Rivers Arms” (2012) non è cosa immediata, bisogna educarsi ad una certa sensibilità, capire le sfumature aldilà le prime sensazioni, immergersi dentro un luogo che di solito non si frequenta, con la delicatezza e la pazienza che le grandi opere richiedono (si parla di arte in fondo, no?).
La qualità di un vino non si misura nei primi istanti in cui sta nel bicchiere, né un disco è giudicabile al primo ascolto. Questo Syrah richiede tempo, una parentesi necessaria per lasciarci raggiungere da sensazioni minerali più profonde oltre che dal godimento iniziale, fatto di frutti squillanti e maturi.
Due Syrah assaggiati, la 2020 e l’anteprima della 2021, e il Viogner 2024. Vini grandi, dove la tecnica non prevale mai sulla libera espressione del vino, se volete approfondire cliccate qui per le schede dei vini!
Noi consigliamo di assaggiare Lavernae 2020, magari ascoltando “The Summer” dei Balmorhea, fidatemi sarà un esperienza!
ROSSO
ROSATO
BIANCO
BIANCO
DOLCE
SPUMANTI
CHAMPAGNE
ROSSO
ROSATO
BIANCO 
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